Blog oggi, blog venti anni fa

Un paio di mesi fa ricorreva il ventennale dal primo post sul primo Mainichi Tonari Shinbun, pace all’anima sua. Era inizio settembre 2005, qualche sera prima della mia partenza per il Giappone, meta Keio.
Diamine, all’epoca credo di essere stato il secondo italiano ad avere un blog dal Giappone, subito dopo il mitico Unica e poco prima dell’altrettanto iconico Luca da Osaka. Internet era una vasta e aperta prateria, dove potevi ancora trovare temi inesplorati su cui scrivere.

Oggi i blog non sono morti, ma perlopiù mettono grande tristezza: il blog è oggi uno strumento di marketing, né più né meno. Si scrivono articoli, spesso con l’AI, solo per attirare visite, valorizzare il “brand” (qualunque esso sia) e guidare gli utenti all’acquisto di qualcosa. Venti anni fa erano il diario personale per eccellenza, perché il contesto stesso era diverso: internet era ancora un posto dove “si andava”, un po’ come al bar, solo che era virtuale. Si aveva dunque una vita fuori da internet e una vita su internet, e per anni queste rimasero parallele, senza intersecarsi.
Un programmatore disperso nel Giappone occidentale poteva dunque permettersi di condividere i fatti propri, parlare del lavoro, delle proprie vicissitudini sentimentali, organizzare sondaggi sulle giappine, ragionevolmente sicuro che nessuno nella vita reale avrebbe mai saputo nulla. E anche se avessero trovato il blog, era in italiano. Cosa avrebbero potuto capire i miei colleghi? Google Translate faceva ancora ridere e altri strumenti non esistevano.
Intorno al blog si formava quindi una comunità virtuale di persone, nascevano amicizie. Come c’erano stati gli amici su IRC, erano arrivati quelli del blog. Con molti rimasi in contatto per anni, senza mai scoprire chi fossero in realtà. Chissà dove sono finiti.
Oggi ciò non è più possibile: siamo costantemente collegati, tutto si reperisce in un attimo. Se vi dicessi dove lavoro adesso e cosa faccio mi trovereste in un secondo. Credo che la fine sia iniziata con la diffusione degli smartphone, quando abbiamo cominciato a portare con noi internet in tasca, ogni giorno.
Internet ha smesso di essere un posto dove andare e si è integrato completamente nella nostra vita. E attenzione non mi sto lamentando: il web è una invenzione straordinaria, se usata come si deve. Pensate a siti come Anna’s Archive o Project Gutenberg, pensate quanta conoscenza rendono disponibile. L’antica biblioteca di Alessandria potrebbe solo allacciare loro scarpe.

Pochi blog genuini resistono: io non faccio testo, magari domani sarò già riscomparso. Uno, stoicamente su internet da decenni, è Uriel Fanelli. Ancora godibile, per quanto alcuni articoli siano ormai frutto di AI (a detta dello stesso autore). Un altro è il Dottor Manhattan, il quale però ha perso molta della sua verve e comunque usa il suo spazio anche per pubblicizzare i suoi libri, o i suoi tour in Giappone, o i suoi referral links a Amazon. Niente di male si intende, ma chi avrebbe anche solo lontanamente pensato di fare soldi con i blog nel 2008 o giù di lì? Si scriveva per condividere qualcosa, per bisogno creativo, per la soddisfazione di vedere il post finito e le visite crescere, non perché portavano soldi, semplicemente perché sì.
Oggi questo tipo di prurito è soddisfatto da Instagram, TikTok, per i più anziani Facebook, ma è un tipo di comunicazione molto diverso, più veloce.

Inghiottiti dal vortice del tempo tanti soggetti più o meno celebri: oltre ai già citati Unica e Giappopazzie, annoveriamo Mattia Butta, Gamberi Fantasy, Akanishi, Eppolsenchampagne (o qualcosa del genere), Esilio Giapponese. Per Gamberi Fantasy in particolare ho sempre pensato che con una mentalità diversa l’autrice sarebbe potuta diventare un fenomeno internet longevo sulla falsariga di Angry Video Game Nerd, ma probabilmente non gliene poteva fregare di meno (legittimamente).
Altri come Kira, Toshi (dell’effimero Kotetsu no hana) e Albino sono rimasti tra le mie conoscenze reali e dunque teoricamente “raggiungibili”.

Quel tempo è terminato, ma credo ci sia ancora spazio per pubblicare qualche guardingo post. E senza approfondire la mia vita privata penso di potermi divertire anche parlando di libri, videogiochi, musica, anime.

Bene, se sei arrivato alla fine di questo articolo ecco un bel link Amazon per uno sfilatino di culo tagliato sottile vicino all’osso! Cinque per cento di sconto ai primi sesterdedici! Affrettatevi!

Scopri di più da Mainichi Tonari Shinbun

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere