Molti anni fa, su questo stesso blog, pubblicai un post dal titolo “Kindle Bueno” che segnò il mio esordio nel mondo dei lettori E-reader. È ora di aggiornarlo.
Ah! Il profumo della carta! Ah! La vellutata sensazione della cellulosica trama sotto i polpastrelli! Ah! La Tauromachia!

Tutto molto bello, ma nella mia fredda e cinica mente, la comodità di tenere una libreria sul palmo di una mano ha sempre prevalso su queste romantiche considerazioni. Inoltre, dopo aver lasciato l’Italia, venire in possesso di materiale cartaceo in italiano o anche in inglese mi risulta un po’ scomodo. Con gli ebook basta un click e via.

Ergo al giorno d’oggi, e ormai da molti anni, il 95% delle mie letture sono digitali, con piccole parziali eccezioni nel caso in cui debba seriamente studiare qualcosa: tendo ad affrontare manuali e libri di testo ancora su supporti analogici, ma negli ultimi tempi anche in questo ambito stanno perdendo terreno.
Di alcuni dei miei autori preferiti non ho mai posseduto un libro fisico, primo tra tutti Lord Dunsany, ma anche Abraham Merritt, John Buchan, e, per uscire dalla narrattiva, Seneca, Epitteto e Boezio. Sì lo so: se non sono morti e sepolti non ci piacciono.

Passiamo dunque in rassegna i diversi lettori elettronici da me posseduti nel corso della storia.
Palmare: il primissimo supporto digitale su cui lessi un libro intero fu un palmare. Ve li ricordate? Concettualmente simili a un moderno tablet, erano però molto più piccoli e limitati. Me ne regalarono uno per la laurea specialistica nel 2007. Non ero uso a questo tipo di fruizione e vivevo ancora nel Bel Paese, con librerie e biblioteche ovunque, quindi non ebbe molta fortuna. Ricordo però il libro che vi lessi, il mio primissimo ebook, nonché il mio primo romanzo letto in inglese: Diablo Demonsbane di Robert B. Marks.

Dizionario Casio: nei primi anni 2000 i dizionari Casio erano il sogno bagnato di ogni studente di Giapponese. Ogni esemplare avvistato all’università veniva contemplato con grande riverenza, e il suo fortunato possessore era profondamente invidiato. Impossibili da trovare in Italia, per comprarne uno bisognava andare in Giappone, oppure farselo portare da qualcuno che viveva lì. Fu uno dei miei primi acquisti ai tempi della Keio nel 2005 e rimase punto di riferimento fino al 2013 circa.

Nel 2008, quando ero già nella ridentissima Takasago, scoprii, per puro caso, la facoltà del mio modello di leggere anche i file di testo.
Parliamo di file .txt, quelli di Notepad, senza alcuna formattazione. E nemmeno Unicode: non visualizzava le lettere accentate, cosa che rendeva necessario un previo “Find & Replace” del documento su computer (è -> e’, à -> a’ eccetera) per rendere la lettura un po’ più agevole.
Tuttavia aveva un incredibile vantaggio: la possibilità di evidenziare una parola e cercarla subito su uno dei vocabolari presenti nello stesso dispositivo! (una funzione chiamata “Super Jump”) Grazie ad essa i libri in inglese divennero notevolmente più semplici da affrontare, e fu questo il momento in cui iniziai a leggere regolarmente romanzi nell’idioma anglosassone. Saccheggiai Project Gutenberg e scoprii il mio primo Lord Dunsany, William Morris, la serie del Mago di Oz. Si apriva un mondo!
Kindle 2: il dizionario Casio funzionò talmente bene che il primo vero e-reader arrivò solo nel 2011. Era il Kindle 2, non ancora Touch, quello con la tastierina.

Il dizionario inglese-italiano non era ancora di serie e dovetti dunque prenderlo a parte, ma furono soldi ben spesi. Ovviamente i miei autori preferiti furono tutti travasati qui, ma in particolare su questo lettore lessi una pletora di libri sul vino: erano gli anni dei miei primi timidi passi in quel mondo.
Kindle Paperwhite 6th generation: nel 2014 arrivò il Paperwhite per cause di forza maggiore: lo schermo del Kindle 2 si era rotto senza alcun preavviso, ed era diventato praticamente inutilizzabile. All’inizio non fui entusiasta di questo Kindle modello touch, preferivo la tastierina e i bottoni analogici (ah, il profumo della tastierina! Ah, la sensazione tattile dei bottoni analogici!), ma mi abituai molto presto. Le letture continuarono più o meno senza differenze, la libreria e l’account erano gli stessi.

Tuttavia voglio fare tanto di cappello ai creatori di questo modello: mi durò senza il minimo problema per la bellezza di 10 anni e solo l’usura della batteria mi costrinse a cambiarlo. Non ho mai nemmeno comprato la cover! Anzi ce l’ho ancora e funziona, ma ovviamente si scarica subito.
Quando l’utilizzo divenne scomodo, una collega mi regalò “ad interim” un altro paperwhite, questo di quinta generazione, più vecchio come tipo, ma meno usato e perciò con una batteria più giovane. Lo aveva preso da Mercari (quindi già usato a sua volta) e non le piaceva. Fui ben felice del regalo, a caval donato non si guarda in bocca, ma non era all’altezza del precedente: aveva un case stranamente scomodo da tenere in mano, quasi “ruvido”, meno livelli di regolazione per la luce, e la batteria era sì in miglior stato, ma non durava poi chissà quanto. Inoltre persisteva sempre lo stesso problema: Kindle è un “giardino murato” come si suol dire, un sistema dove si può entrare solo attraverso software specifici.
Dopo tanti anni volevo qualcosa di diverso, più aperto. Un lettore compatibile anche con gli epub.
Meebook M6: Nel 2024 arrivò il Meebook. Questo lettore è in realtà un apparecchio Android con lo schermo E-Ink. Tale caratteristica lo rende molto versatile, e apre alla possibilità di installare le app del Play Store.

Certo, con l’elefantiaca velocità dell’E-Ink, ne sconsiglio l’utilizzo per Youtube o videogiochi, però in termini di personalizzazione siamo su un altro pianeta rispetto al Kindle: molte più opzioni per luminosità, impaginazione, font, e se non ci piace il lettore di default possiamo cercarne un altro dallo store di Google. È persino possibile scaricare l’app Kindle e leggere i libri del nostro account Amazon! Per quanto, va detto, l’esperienza è un po’ macchinosa (l’app è ottimizzata per tablet e cellulari, non dispositivi ereader). Ah, ovviamente legge ogni formato esistente sulla faccia della Terra o quasi.
L’unico lieve inconveniente è che il Meebook non appare immediatamente come drive USB se connesso al computer, almeno non con il Mac. Nel mio caso mi sono dovuto affidare a un programma specifico per il trasferimento file Android, una soluzione buona, ma un po’ di fortuna.
Dopo una decina di mesi (mesi) però è impazzito: è difficile spiegare cosa sia accaduto. Una notte credo di averci dormito sopra e dalla mattina successiva ha iniziato a bloccarsi e riavviarsi. Inoltre ha preso il vizio, a ogni riavvio, di portarmi nella schermata BIOS di android.
“Usa i tasti del volume per scegliere tra le varie opzioni” (safe mode, factory reset etc) mi diceva, ma il Meebook M6 non ha tasti per il volume. Eppure, toccando determinati punti del case si riusciva a spostare il cursore in alto e in basso, come se esistessero pulsanti “nascosti”.
Dopo aver capito dove premere per un certo periodo sono riuscito ad ovviare all’inconveniente, ma poco a poco i riavvii si sono fatti sempre più frequenti, e uscire dalla schermata del BIOS è diventato sempre più difficile: il sistema mi riportava sempre lì. Riavvio – schermata BIOS – nuovo riavvio – ancora schermata BIOS e così via.
A giugno 2025, con un paio di colpi ben assestati, credevo di aver risolto il problema. Pia illusione. Dopo l’ennesimo tentativo di farlo ragionare, ho calcato troppo la mano, lo schermo si è rotto, e a meno di un anno dall’acquisto l’ho dovuto buttare. E non era neanche costato poco!
Kobo Clara BW: a questo punto la tentazione era tornare tra le braccia di Amazon, visto che il Kindle era stato così longevo. Tuttavia ho deciso di perseverare per una strada aperta. Per un breve, folle attimo ho persino ponderato il Remarkable 2, utile anche a scrivere, ma sono ancora troppo affezionato ai miei reni.
Ed eccoci quindi al presente, con il Kobo (preso dello stesso colore del Meebook, non avevo ancora superato il trauma).

Ne sono in possesso da pochi mesi, quindi non posso pronunciarmi sulla longevità, anche se la batteria mi sembra lievemente meno performante del Kindle, ma staremo a vedere. Agganciato al computer, persino Mac, appare come un USB drive quindi spostare i file è di una comodità estrema, tuttavia consiglio la conversione da epub a kepub, perché i primi sono un po’ lenti, mentre i secondi sono ottimizzati per questo dispositivo.
La personalizzazione non è ricca come il Meebook, dopotutto si tratta comunque di un prodotto Rakuten, ma si trovano dei reader alternativi di facile installazione (niente jailbreak o cose del genere). Il maggiore fastidio sta nel ghosting della sottolineatura, che è davvero evidente e richiede un apposito refresh della pagina per essere cancellato. Comunque posso dire di essere moderatamente soddisfatto, 7 su 10, negoziabili a 8 se mi dura dieci anni.
E i pdf?
Ho lasciato il discorso pdf appositamente alla fine. I pdf sono la bestia nera di ogni ereader: formato studiato per la stampa, rigido; utile, ma scorbutico.
Il Kindle, almeno fino alla sesta generazione (non conosco le successive), è un supporto mediocre al riguardo: alcuni pdf sono leggibili in modalità landscape, e sottolineabili anche, ma dipende dalle dimensioni della pagina. Il reflow del testo non è disponibile.
Meebook e Kobo hanno qualche opzione in più, il primo in particolare è discreto, anche se in modalità reflow non è possibile sottolineare. Il secondo invece fa piangere, e si salva solo grazie al lettore alternativo Nickel, il quale però soffre dello stesso problema del Meebook.
Alla fine, per chi vuole leggere questo formato, consiglio l’acquisto di un tablet e amen: molti non costano tanto, meno di un ereader, e se ci dovete solo leggere non vi serve che sia potente. Io li preferisco piccoli e maneggevoli.
Uhm quest’ultima frase suonava un po’ strana. I tablet intendo.

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