Tonardì, l’indigeno

Come tutti sanno, i nativi americani non vennero sterminati solo grazie alla superiorità tattica e tecnologica dei conquistadores, ma anche dalla malattie che questi zozzoni europei buzzurroni portavano dal Vecchio al Nuovo Continente.

L’introduzione di Tonari Cecchi Paone era soltanto per dire che, giunto sabato in quel di Bologna, lunedì mi son preso la febbre a 38, nonostante per un anno non avessi mai avuto neanche un raffreddore. Lo stress? I globuli bianchi nipponizzati e indeboliti? Oppure quella messicana con cui ho limonato sul volo (prima di svegliarmi che ero arrivato a Francoforte)? Inizialmente mi sono chiesto se non fossi io il prescelto untore che avrebbe diffuso in Italia l’influenza suina, così chiamata non perché i maiali abbiano qualcosa a che vedere con essa, ma perché chi la contrae sente l’irrefrenabile impulso di tirare memorabili porconi (i focolai più probabili li identifico nel nordest).

Ma non era così e l’Italia è salva per il momento. Dall’influenza suina cioè.

Questo era uno di quei post in cui ci sono almeno 1-2 cazzate per frase. Però è corto quindi vi lascio anche una canzone.
Maneggiare con cura.

5 risposte a “Tonardì, l’indigeno”

  1. Non vorrei dire ma io sono tornato dall’Australia per 4 anni e non mi sono mai ammalato. In Giappone, mai ammalato. In pratica non sono stato male x 4 anni…
    Poi capita che torno in Italia dal Giappone e mi ammalo pure io. Forse e’ sintomatica la cosa.

  2. secondo me Albino ha cominciato a collezionare tutti gli anticorpi del mondo… un po come faceva il Tocu che infatti era sempre sano come un pesce.

  3. sì, sono riemigrato. solo adesso, non so per quanto tempo, ho un accesso internet da casa (casa au Québec)

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